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Togliete i cellulari dalle mani dei vostri figli e restituite loro i  meccanismi naturali della creatività, i giardini dei bambini (che tra poco illustreremo più nel dettaglio) possono rappresentare l’esempi di uno strumento favorevole alla crescita sana.

La tecnologia non è un male, men che meno è il male assoluto!

Essa rappresenta uno strumento comunicativo a cui i bambini vanno abituati e a cui devono accedere; la conoscenza tecnologica (compresa quella social) va approfondita in una logica di competenze e di sfruttamento dei sistemi che la caratterizzano.

Il web apparterrà alla vita dei nostri figli, sia per lavoro, sia nelle quotidianità. Noi genitori, insieme alla scuola, dovremmo concorrere positivamente all’educazione web dei ragazzi favorendone l’accesso razionale e consapevole alla rete.

Tuttavia questa stessa tecnologia corre il rischio di invadere anziché accrescere, ovvero da rivoluzione culturale rischia di essere declassata a mera invasione tecnologica (invasione dei costumi più che invasione culturale e dei saperi). Questa eventuale svalutazione può dipende dal fatto che la tecnologia, così come è disponibile oggi per i nostri figli, è persuasiva e dà assuefazione: i ragazzi si abituano ad essere in rete, alla velocità della rete e escono, così, dalle dinamiche di contatto e interazione fisica. Ma non è colpa dei ragazzi, è colpa di noi adulti che non sappiamo proporre alternative, che non riusciamo a comprendere i codici comunicativi dei giovano né ci sforziamo di  spendere energie di condivisione.

La rete è veloce! Talvolta l’adulto la legge come invadente, ma non è questo il suo problema, semplicemente va gestito lo spazio di azione in rete e le modalità con cui grandi e piccoli vi accedono.

La velocità della rete ne garantisce la vastità di informazioni e la loro immediata fruibilità, tuttavia può rappresentare una distanza tra i bambini e il mondo reale.

Si dice che i bambini tra gli zero e i due anni non dovrebbero essere esposti allo strumento televisivo, ciò proprio per la velocità con cui il televisore lancia e sintetizza impulsi visivi e uditivi; la stessa cosa vale per lo schermo di un PC, dinnanzi a un videogioco o al tablet.

Un buon genitore dovrebbe evitare di lasciare che il figlio non conosca la lentezza e il lento progredire della natura.

Ciò che stiamo affermando è che i bambini hanno diritto a testare lo strumento tecnologico, a provarlo, a entrarvi in contatto, a manipolarlo, tuttavia hanno lo stesso diritto rispetto alla conoscenza dei tempi lenti della natura.

“I giardini dei bambini” sono un’intuizione pedagogica della seconda metà dell’ottocento, malgrado la loro età hanno ancora un forte valore ideale.

Fu il pedagogo tedesco Froebel a volere l’introduzione nelle scuole dei giardini dei bambini, un luogo dove, curando la natura, il bambino possa maturare delle responsabilità, realizzare concretamente il suo potenziale creativo, veder fiorire lentamente le cose e imparare ad attendere.
Nel 1800 l’era digitale era lontana, lontana anni luce, eppure il bisogno dei giardini dei bambini sopravvive ed è reale oggi come allora. Come mai?

I bambini del 1869 (anno della istituzione del primo giardino dei bambini italiano, ospitato a Venezia) incominciavano a fruire di un concetto di educazione che si andava rinnovando: la cultura si apriva a tutti, il mondo dei saperi incominciava a disporsi positivamente verso l’accoglienza dei talenti e la loro coltivazione indipendentemente dalla provenienza sociale, le università conquistavano spazi di libertà.  Basti pensare che Maria Montessori nasce nel 1870 e si laurea 26 anni dopo.

I bambini di oggi, a modo loro, vivono un’altra rivoluzione in cui l’educazione cambia dal punto di vista della territorialità e della velocità: internet rende la conoscenza immediata e transnazionale.

Noi genitori abbiamo due compiti fondamentali: educare i bambini all’uso consapevole della rete (dovendo probabilmente educare prima noi stessi) e contemporaneamente concedere ai nostri figli l’opportunità di non perdere il rapporto con la natura e con i tempi del mondo.

Può sembrare una dispendiosa banalità ma anche la coltivazione di una piccola pianta sul balcone di casa, meglio ancora se la coltivazione di piantine a uso alimentare e meglio ancora se la coltivazione di un piccolo orto, sono esperimenti che rimandano ai fini dei giardini dei bambini: aiutano lo sviluppo emotivo del bambino oltre che intellettivo.

Seminare, annaffiare, attendere, curare e controllare, sono tutte attività che sostengono il rapporto con l’io interiore, spiegano il tempo, la fatica, la pazienza e l’attesa, aiutano il bambino a sopportare le piccole frustrazioni della vita, ad assumersi piccole e importanti responsabilità, a metabolizzare pazientemente l’azione dell’aspettare spendendo fatica e tempo per raggiungere degli obiettivi prefissati con tenacia.

fonte: https://www.vitadamamma.com